07 nov 2012

L'ultimo comunista


Potrei sbagliarmi ma mi pare che nessun editore qui da noi si sia mai preso la briga di tradurre Ronald M. Schernikau, eccentrico scrittore tedesco scomparso nel 1991 a soli trentuno anni. E purtroppo non leggo il tedesco. Sarebbe stato più interessante confrontarne la tenuta letteraria con la biografia a lui dedicata da Matthias Frings (L'ultimo comunista) in libreria per i tipi di Voland. Il titolo risuona di un’enfasi non incongrua perché la vicenda di Schernikau è singolare (ed è il caso di dire: il modo è tutto). Frings, scrittore a sua volta (curioso, antenne mobilissime per le situazioni e i personaggi), giornalista, autore televisivo e teatrale, movimentista della sinistra radicale tedesca, fu amico di Schernikau nei vibranti anni Ottanta berlinesi. Berlino al solito più “macro-personaggio” che semplice fondale di mode, locali e tendenze artistiche vuoi interessanti vuoi al tutto farlocche. Da una parte il chiudersi della stagione della cosiddette controculture nell’epoca in cui W. Brand interdiva i pubblici uffici agli iscritti all’estrema sinistra - il finire dei Settanta -, dall’altro l’inizio dell’irresistibile attrazione degli europei più svegli verso la città tedesca. Quando Frings e compagni (un po’ meno asfissiati dagli aspetti più grossolani dell’ideologia) oseranno mettersi “persino” qualche cravatta (“solo poco tempo prima ci avrebbero sparato per molto meno”).


In un paesaggio così vitale la figura di Schernikau si guadagnò subito un interesse particolare. Veniva dall’Est, nato a Magdeburgo da una ragazza-madre; a diciannove anni dava alle stampe la sua Kleinstadtnovelle, in cui raccontava le vicende, non poco autobiografiche, e non prive di humour (il che in terra tedesca non è per niente scontato) di un ragazzo gay (l’omosessualità peraltro ebbe il suo ruolo nell’amicizia fra Schernikau e Frings, anch’egli passato alle cronache per un libro sull’argomento).


Giunto a Berlino, indossati presto i panni della star - una sorta di dandy en travesti, un incrocio fra Bowie e Milva -  marcò la propria antistorica differenza con l’ambiente procedendo “in direzione ostinata e contraria”. Perché se il crollo del comunismo era imminente, e a tutti era noto cosa ne fosse stato nella pratica dei regimi dell’Europa orientale, Schernikau si proclamava orgogliosamente comunista. E politica la faceva da attivista. Iscritto al SEW, guardava alla Germania dell’Est come al luogo d’elezione, quello in cui tornare, e da prendere come riferimento politico. Il che nel suo caso appariva ancora più bizzarro visti gli atteggiamenti, l’estetismo congenito, vita notturna e attitudini sessuali esibite. E, ciò che lasciava perplesso il pubblico, è che la sua non fosse mera idealizzazione, visto che sarebbe tornato nella DDR quando gli altri si sarebbero dati alla fuga. Solo lì, poco prima di morire riuscirà a scrivere il libro cui aspirava da anni. Per lui il comunismo era la via per realizzare se stesso. Che è un punto di vista oggi come allora incomprensibile ai più, come quello che vedeva in Gorbaciov un nemico, “la peggiore incarnazione della socialdemocrazia”. Ma tant’è.Frings in tutta evidenza sa quel che racconta, la sua biografia, a prescindere dal montaggio romanzato, è  credibile anche per ciò che attiene agli anni in cui non poteva frequentare l’eccentrico scrittore, perché si avvale delle testimonianze della madre, infermiera, anche lei convinta sostenitrice della DDR, la cui storia Frings intervalla agli anni berlinesi. L’amicizia con Schernikau fu tale che ne ricevette in consegna i manoscritti inediti, prima che l’autore morisse del male che in quegli anni costò caro a migliaia di persone che probabilmente preferirono l’amore alla guerra.Al di là del personaggio, resta da dire che Frings, nonostante qualche momento di cedevolezza nella scrittura, ci lascia un affresco interessante sugli anni in cui la storia cambiava per davvero, non solo quella tedesca. Perché assieme agli avvenimenti politici, ci sono questioni culturali, modi di pensare e di essere, ambienti, che lavori come questo sanno tracciare meglio di un saggio storico.  

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