07 apr 2010

rivisti, riletti - Lost in translation

riletture un po' casuali un po' no di libri 
letti qualche anno fa. E qualche film.

Regia di Sofia Coppola  USA  2003

Film gradevole di cui certa critica parlò in termini di capolavoro forse perché a qualcuno l’idea che la figlia di Coppola - esaurito ormai il genio del padre – potesse approssimare l’eccellenza, doveva aver fatto tenerezza, Lost in translation  è in realtà un’ operina garbata, perfidamente  malinconica  e pregna di delicatezze come una sfoglia fatta di crema sottile, uno sfizietto da rinfresco camp, un assaggino - una storia d’amore  frenata prima che sia troppo  tardi fra un vecchio attore un po’ rinco in viaggio  di lavoro in Giappone e una giovane fanciulla troppo presto sposata a un ambizioso fotografo che la lascia sempre sola in un albergo di Tokio. Dove casca l’asino della critica corriva è, a parte l’estenuata ripetitività delle situazioni nonché l’uso ruffiano della musica usata come riempitivo  drammatico  ogni qualvolta la storia non ce la fa ad andare  avanti da sola, proprio il milieu giapponese, così stereotipato  negli usi e costumi che avremmo potuto vederne di identici in un film della premiata ditta Boldi- De Sica.







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