su lankelot
Consultava I Ching,
inventava ricette macrobiotiche e partecipava a trasmissioni popolari
come “Lascia o raddoppia”. Detta così, potrebbe essere solo una traccia
biografica qualunque, magari di un tizio appena un po’ eccentrico.
Invece stiamo parlando di John Cage, un eccentrico certo, ma soprattutto
rispetto al mondo di cui faceva parte, e del quale ha segnato un
momento singolare nella storia del ‘900: la musica. Dal pianoforte
preparato all’alea come paradossale “struttura”, dal silenzio come
principio fondamentale al rumore che rumore non è, l’esperienza del
geniale americano ha attraversato molti snodi del linguaggio artistico
(direi prima che meramente musicale) di un tempo che ora sembra
lontanissimo solo perché il cosiddetto neoromanticismo degli ultimi
trent’anni ha prodotto devastazioni non molto differenti da quelle
conosciute dall’Occidente politico. Aperto peraltro, Cage, e non troppo
casualmente, anche al pensiero orientale; ma il suo era un interesse
scevro dallo stucchevole arredamento estetizzante e facilmente esotico
dei più.

Incursore
spregiudicato in territori sconosciuti, “compositore non intenzionale”,
Cage scompagina d’un tratto l’intera tradizione occidentale: con
l’agilità di un monaco zen un po’ burlone fa spallucce al lavorio
pedante della scuola dodecafonica potendo oltrepassare con un solo salto
la dialettica storica fra tonalità e atonalità (una “disincantata
libertà” la sua, la definisce Fubini). Microfoni sparsi nell’aria,
nastri magnetici, materiali elettronici nei quali ripone forse eccessiva
fiducia: punto culminante della modernità e insieme suo epilogo, ad
avviso – non so quanto persuasivo - di Marco Gatto. Le opzioni, le
letture sono – e non potrebbe essere diversamente – contrastanti, ma,
quel che conta, riccamente argomentate. Il corpo di apparati che segue
(bibliografia, discografie, interviste, scritti, video) contribuisce a
fare del volume un’opera fondamentale per conoscere Cage, rilanciarne la
figura all’interno di una storia non solo musicale dopo la quale niente
è più stato come prima.